La ceramica arianese
nel XVIII secolo
Il Catasto Onciario redatto nel 1753-54, fornisce preziose notizie sulla produzione ceramica arianese. Da esso sappiamo che in quegli anni lavoravano ad Ariano ventitré faenzari, due dei quali forestieri e undici pignatari; Il mestiere di ceramista era praticato dagli uomini e che il mestiere era tramandato di padre in figlio.
Inoltre il documento cita i luoghi, dove era svolta l’attività di ceramista, all’interno delle grotte ubicate nella Parrocchia di Sant’Angelo e di San Nicola di Ayrola.
Il XVIII secolo vede i nostri ceramisti esprimere al massimo il loro brio artistico foggiando gli utensili con grande fantasia e plasmando manufatti che ben si prestavano ad abbellire sia gli ambienti domestici sia quelli pubblici.
I nostri maiolicari realizzarono con grande fantasia gli stigli delle cucine, i deschi, le fiaschette, le lucerne antropomorfe e zoomorfe, coppe, brocche e, soprattutto, le fiasche a “segreto”, monumentali centrotavola, estrose saliere, scaldamani a forma di scarpetta, grandi piatti e targhe devozionali.
I modelli di riferimento sono ripresi dal mondo preclassico e classico come le lucerne e le fiasche muliebrimorfe, che rievocano le figure fittili votive dedicate al culto di divinità femminili, e le cosiddette
“pupate”, a busto intero o mezzo busto, che rievocano i busti muliebri fittili pre-romani o quelli ritrovati nella Valle di Ansanto presso il Santuario della Dea Mefite.
Esse non si discostano molto dalle “oranti velate” del IV-V secolo a.C. Appartengono ai modelli fittili votivi di età romana anche le fiasche a forma di frati-sacerdoti oranti, dalla folta barba di colore bruno. Ispirazione ai ryton sono le fiasche zoomorfe e ittimorfe
Altre tipologie sono le fiasche a forma di cane e di sfinge, con il corpo simile a quello di un leone accovacciato e il busto di donna il cui modello d’ispirazione sono i tipici elementi decorativi dello stile Impero Napoleonico molto diffusi nel Regno di Napoli.
Caratteristica dei ceramisti arianesi tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX secolo sono le fiasche a segreto, molto complesse nella struttura, ornate in eccesso da frutta, infiorescenze di ogni genere e figure geometriche e umane rese ancora più eccentriche dai colori sgargianti della tavolozza arianese.
Le coppe a segreto a forma di calice erano, generalmente divise in due da una sottilissima intelaiatura che gli permetteva di contenere due bevande.
La decorazione ancora persistente di ispirazione saraceno-lucerina era costituita da tralci di foglioline stilizzate poste obliquamente, intervallati da linee spiraliformi.
Altra caratteristica sono gli scaldamani a forma di calzari femminili, oggetti che fin dall’antichità avevano assunto un significato metaforico e votivo. L’ispirazione produttiva arianese proviene dalle scarpette della manifattura olandese di Delft in faiance bianca e blu e da quelle tedesche di Beyreuth do metà secolo XVIII, a forma di stivali.
Gli esemplari arianesi erano arricchiti da vivaci decorazioni policrome floreali, da fibbie e ornati in rilievo e da volti disegnati con semplici linee sulla superficie chiusa del collo.
Esse erano utilizzate una volta riempite di acqua calda.
La culla saliera emula quelle realizzate in argento e, un po’ tutte, trassero decorazioni tipiche dell’architettura barocca: colonnine lisce, tortili, scanalate, intrecci plastici di racemi e volute, putti, conchiglie, pennacchi.
Il centro tavola, rarissimi, prodotti dai ceramisti arianesi, reca, all’apice, figurine femminili bifronti di chiara derivazione pagano-cristiana.
Esse richiamano le fontane e le guglie marmoree barocche di Napoli e negli obelischi di paglia i cui modelli sono ancora oggi fruibili nei centri di Mirabella Eclano, Fontanarosa, Flumeri e Villanova del Battista.
L’impianto del centro tavola è, come quello degli obelischi, piramidale con forti motivi decorativi. Il simulacro che svetta sulle guglie è religioso mentre è laico nel centro tavola dove sono conclusi da una donna contadina che, forse, racchiude un’antica simbologia pagana.
Piatti
I piatti detti “spase o caponate” sono destinati per il comune desinare oppure per essiccarvi la conserva di pomodoro al sole.
Sono grandi di diametro e poco profondi, la loro decorazione presenta immagini sacre, profane o naturalistiche.
Le tese sono ornate da svariati arabeschi policromi o con ornati a nastro.
Piatti di uguale diametro , ma più profondi erano destinati a contenere il “criscito” del pane oppure dei liquidi.
Le acquasantiere da capezzale furono formate da un elemento verticale utilizzato come appoggio pensile al muro con una vaschetta, in basso, per contenere l’acqua benedetta; generalmente al centro della placca un’immagine devozionale, solitamente l’immagine della Croce, spesso accompagnata dai simboli della passione, oppure, spesso troviamo il monogramma di Gesù “IHS”, oppure il Sacro Cuore di Gesù.
Ma tante acquasantiere raffigurano l’Arcangelo Michele in veste di guerriero che, secondo la tradizionale iconologia, trafigge il male raffigurato da Satana.
Pannelli
Devozionali
I pannelli devozionali raffigurano spesso l’Arcangelo Michele, immagine del santo guerriero scelto dai Longobardi come loro protettore,
il cui culto è vissuto nel santuario a lui dedicato sul Monte Gargano. Anche la raffigurazione della “Madonna del Carmine”,
nella sua tradizionale iconologia di salvare le anime immerse nel fuoco “purgante” o dell’Ostensorio sono immagini ricorrenti
nel repertorio decorativo dei ceramisti arianesi
Oggetti di Ceramica
del XVIII secolo
Riggiole
Dalle fornaci arianesi escono anche le “riggiole”, utilizzate per coprire il pavimento, erano decorate in vari motivi geometrici,
floreali oppure con la “rosa dei venti”, tipica decorazione derivante dai maestri intagliatori del legno di Napoli.





















