La ceramica arianese
nel XIII-XIV secolo
La ceramica arianese è attestata in questi anni da frammenti ceramici affiorati dagli scavi del castello di Ariano, dai ritrovamenti in fosse granarie o dalla fossa comune dell’ex chiesa di Sant’Andrea o durante il rifacimento della pavimentazione stradale nel centro storico della Città. Sono piatti, coppette, brocche, fiasche, fiasche da pellegrino, saliere, anfora, anche una testa maschile, brocche, lucerne, coperchi, acquasantiere. La collezione è arricchita dalle donazioni dei cittadini arianesi e dall’acquisto, sul mercato antiquario, dei manufatti in ceramica prodotta nelle fornaci cittadine; attiva è stata l’Associazione Amici del Museo sede di Ariano Irpino.
Nell’inventario di un atto notarile del 1494 stilato dal notaio Matteo Fallera, è registrato un “pichero” e “pezzi 5 di mursie” (nome con cui in Sicilia erano chiamate le ceramiche d’importazione) di Arjona, ossia Ariano. Ciò dimostra l’ampia conoscenza e diffusione dell’apprezzata ceramica arianese.
Sono oggetti con copertura stannifera in alta percentuale che rende l’invetriatura più brillante.
Spicca sul fondo bianco detto di “faenza” il colore blu cobalto, il verde ramina, il bruno manganese e, a volte, un po’ di giallo e rosso ferraccia, i motivi geometrici, l’ornato a volute a “S”, che s’inseguono a incastro, scacchiere romboidale, rosoni a quattro petali, elementi vegetali, foglie di acanto.

Fondi di coppette decorati con motivo centrale, il decoro è monocromo bruno manganese, bicromo in bruno manganese e verde ramina, policromo in bruno manganese, verde ramina e giallo ferraccia, XIII-XIV sec

Parte di brocchetta, decorata con motivo vegetale, XIII-XIV secolo

