La decadenza
e l’oblio
Nel XIX secolo, la moda imperante che proponeva modelli di stile neoclassico e neobarocco, non toccò i “ mastri” ceramisti arianesi. La borghesia locale dovette rivolgersi, per il loro acquisto, a Napoli, dove potevano anche acquistare, oltre alle terraglie, le produzioni pavimentali in serie industriale realizzate dalle fabbriche napoletane.
Ad alimentare la crisi economica concorse anche la costruzione della ferrovia e le diverse epidemie che falciarono la popolazione.
Il Novecento vede le fornaci arianesi stancamente continuare la produzione dei secoli precedenti perdendo quella vivacità nelle forme e nei colori brillanti per lasciare spazio a soggetti ripetuti continuamente sugli albarelli, fiaschette e boccali.
I provvedimenti auspicati dal tecnico De Simone, inviato dal Ministero dell’Industria, agli inizi del XX secolo, per vagliare la situazione delle industrie nell’avellinese per la rivitalizzazione e per il miglioramento delle fabbriche non giunsero mai.
Poi, le piogge e il pericolo incombente delle frane fecero sì che negli anni ’50 del XX secolo possenti muraglioni misero fine alla secolare attività dei figulai arianesi.




