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XIX secolo

La ceramica arianese
nel XIX secolo

L’ottocento vede i figulai arianesi continuare il repertorio del secolo precedente realizzando le “spase”, i “trummoli”, le borracce con decori a rilievo, le fiasche zoomorfe, le brocche, le fiasche a segreto, le acquasantiere.

Verso la metà del XIX secolo tale produzione andò gradualmente scomparendo lasciando spazio a vasellame dalle nuove forme decorative.

Anche la tavolozza dei colori rimase immutata, fu solo introdotto il colore rosso, mentre il colore blu cobalto fu molto utilizzato divenendo il protagonista assoluto in decorazioni monocrome.

Nel XIX secolo tra le nuove tipologie si afferma l’albarello dall’approssimazione del tratto decorativo.

Entrano in scena le fiaschette destinate a contenere l’olio. Erano dotate di un corpo globulare che si restringeva verso la base priva di zoccolo. La parte superiore aveva uno stretto collo su cui si apriva il beccuccio rialzato e sagomato a gocciolatoio e da cui partivano una o due anse. Le decorazioni spesso racchiudevano la scritta indicante il contenuto oppure il Sacro Cuore di Gesù fiammato e circondato dalle Sacre Spine della Sua corona. Questo tema delle Sacre Spine di Gesù, nell’ottocento,  fu riprodotto molte volte su ogni sorta di vasellame, forse, a ricordo della tradizione storiografica arianese che ricorda la probabile donazione di due spine della corona di Gesù agli arianesi da parte di Carlo I d’Angiò, dopo aver sconfitto re Manfredi nel 1266 e iniziato la ricostruzione della città che era rimasta fedele alla Chiesa di Roma.

Nella produzione fittile ottocentesca accanto ai motivi geometrici, floreali e animali, furono inseriti i paesaggi, reali o fantastici in cui trovano spazio i campanili, le chiese, una casa colonica, due o tre case addossate tra alberi dalla folta chioma o tra alti cipressi.

Un altro tema decorativo della ceramica ottocentesca arianese fu il tema araldico, le cui decorazioni degli emblemi dell’arma e del significato dei colori è completamente stravolto per mancanza di conoscenza dei ceramisti arianesi delle regole araldiche.

Fiasca, XIX secolo 
Fiasca con coronazione
di Spine di Gesù, XIX secolo
Fiasca a forma di pesce, XIX secolo
Brocca, XIX secolo
Brocca, XIX secolo
Brocca, XIX secolo
Brocca quadrilobata, XIX secolo
XIX secolo

Brocche quadrilobate

Altro prodotto delle fornaci arianese sono le fiaschette mono o biansate, ornate con semplici motivi oppure le brocche quadrilobate,
la cui forma ricorda quelle prodotte come oggetti di dono tra fidanzati e sponsali.

Borracce

Notevole è stata in questo periodo la produzione di borracce dalle forme anulari decorate con semplici pennellate,
che vanno da quelle a rilievo a quelle dalla sinuosa linea con rosoni policromi sempre a rilievo, a quelle con mascherone centrale,
o a foggia di libro, o di botte.

Piatto, XVIII secolo
Piatto, XVIII secolo
Piatto, inizio XVIII secolo
I maestri della ceramica arianese

La produzione arianese resta sostanzialmente anonima; raramente si può risalire all’autore come avviene sulla targa della Sacra Famiglia dove, in basso, l’artista pose la firma “M.(aestro) Giuseppe. Riccio.” E la data – A.D. 1790”.

“Il Maestro della donna adormita”

Non si conosce nessun nome di maestro tra i ceramisti arianesi dell’Ottocento. Solo le analogie tecniche e stilistiche, che si riscontrano in molti esemplari, permettono di attribuirli alla stessa mano o bottega.

Con questo metodo si è riuscito a identificare un ceramista dalla personalità meglio definita nelle sue opere, che ha vissuto ad Ariano tra la fine del settecento e la metà dell’Ottocento e non conoscendo il suo nome il Donatone l’ha chiamato “Maestro della donna addormentata” a ricordo del tema decorativo che espresse su un boccale a segreto con sinuoso nudo di donna sdraiata sul dorso.

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Piatto, XIX secolo-Fine

I caratteri stilistici di questo Maestro sono i tratti decisi con cui segna i morbidi corpi di donne e Madonne, le linee dei volti posti, generalmente, a tre quarti, con gli occhi molto ravvicinati e l’ombreggiatura resa in giallo arancio.

“Il secondo Maestro di Pulcinella

Sulle anfore dall’elegante forma vascolare, dal corpo alquanto schiacciato in corrispondenza delle due facce, con il collo a rocchetto con bocca munita di coperchio, a due anse costolate che terminano a volute, sono il prodotto fittile di un altro Maestro dal nome convenzionale di “Secondo Maestro di Pulcinella”. Di esso si conosce  una data orientativa “1894” e una sigla “V.M.”, segnate su di un’anfora di una collezione privata.

La sua maschera preferita è quella di Pulcinella, dipinta con il cappello a tronco di cono. Caratteristiche sono le sue figure poste di profilo, disegnate in bruno manganese o in blu cobalto e racchiuse da elementi naturalistici quali alberi a tre o quattro chiome sovrapposte e ciuffi d’erba.

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Anfora, XIX secolo-ultimo quarto

Il maestro G. Rendesi
del XIX-XX secolo

Il Museo conserva una raccolta di disegni preparatori
e di maioliche del Maestro Giuseppe Gioacchino Rendesi (1868-1947).

G. Rendesi, maiolica
G. Rendesi, disegno 1921
G. Rendesi, china su carta
G. Rendesi, matita

Le Pignatte

Parallela alla produzione di vasellame decorato e invetriato vi fu anche quella della produzione plasmata dai semplici pignatari. Sono le pignatte, i tegami più o meno profondi da mensa, dei recipienti troncoconici, vasetti dalle varie dimensioni adatte per conservare strutto, alici in salamoia, confetture e la produzione di “fascelle” per il formaggio fatto in casa, lucerne, scaldini.

Pignatte e caffettiera, terracotta invetriata, XX secolo

Contattare il Comune di Ariano Irpino (AV) Centralino: +39 0825 875100

“L’entrata al museo è GRATUITA”

+39 0825 - 875107

Palazzo Forte, Via R. D'Afflitto,
7, 83031 Ariano Irpino AV

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