La ceramica arianese
nel XVII secolo
La ceramica arianese nel XVII secolo, pur avendo la città attraversato numerose traversie quali la peste del 1656, il terremoto del 1688, subendo un decremento demografico, non decadde del tutto.
Sono testimonianza gli atti notarili siciliani del XVI-XVII secolo che catalogano i lasciti di Chiese e di privati nei quali è citato Ariano come centro di produzione ceramica.
Tra la produzione arianese spicca il piatto con Amore e Fortuna, decorato con il motivo della spiga di mais, il lampadarius a sospensione con quindici beccucci porta stoppino e con tre cordoni sormontati da una coppetta chiusa da cui fuoriescono altri otto beccucci e la brocca con gallo.
Atre tipologie sono i piatti, lucerne, fiasche, brocche, saliere, candelabri, oliere, fiasca a forma di botte, calamaio, targhe votive.
I motivi decorativi sono foglie, elementi floreali, anche stilizzati, statuette muliebri con lunghe vesti e agghindate da diademi, com’è il caso della culla saliera, dove la donna ha tra le braccia un bimbo fasciato, elementi ittimorfi.
I colori vanno dal giallo ocra, all’arancio, al blu cobalto, al verde ramina, al bruno manganese.
Le pennellate sono semplici, a volte anche sottilissime com’è il caso della culla saliera.






